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Rosa Genoni

La storia di Rosa Genoni inizia il 16 giugno 1867 a Tirano, nel cuore della Valtellina. Primogenita di ben diciotto fratelli (di cui solo dodici sopravvissero all’infanzia), Rosa crebbe in una famiglia di umili origini, forgiando fin da piccola quel carattere tenace che l’avrebbe resa una pioniera. A soli dieci anni, dopo aver frequentato appena la terza elementare, si trasferì a Milano per lavorare come “piscinina” nella sartoria della zia.

Ma Rosa voleva di più: di giorno cuciva e di sera studiava, riuscendo a ottenere la licenza elementare alla scuola serale e a padroneggiare il francese, una lingua che le avrebbe aperto le porte del mondo.

Il suo talento e la conoscenza delle lingue non passarono inosservati: nel 1884, a soli diciassette anni, fu inviata a Parigi dai dirigenti del Partito Operaio Italiano come delegata a un convegno internazionale sulle condizioni dei lavoratori. Questa esperienza, unita agli anni trascorsi a perfezionarsi negli atelier di Nizza e Parigi, la trasformò in una professionista d’eccezione. Tornata in Italia, nel 1895 fu assunta dalla prestigiosa casa di moda H. Haardt et Fils, dove scalò rapidamente le gerarchie fino a diventare direttrice, guidando un organico di circa duecento persone.

Abbracciò il socialismo e divenne amica di Anna Kuliscioff, lottando al suo fianco per l’emancipazione delle lavoratrici e la tutela dei minori. Per lei, l’abito non era un oggetto frivolo, ma uno strumento di liberazione del corpo e della mente femminile dai dogmi dell’epoca. In questo periodo iniziò anche la sua lunga storia d’amore con l’avvocato Alfredo Podreider, da cui nel 1903 ebbe la figlia Fanny, pur potendolo sposare solo molti anni dopo a causa dell’opposizione della suocera.

Rosa presentò abiti straordinari, realizzati esclusivamente con tessuti italiani e ispirati ai capolavori del Rinascimento: celebri rimasero l’abito “Primavera”, ispirato a Botticelli, e il “Manto da corte” tratto dal Pisanello. Le sue creazioni le valsero il Grand Prix della giuria, rendendola la prima donna a ricevere tale onore e consacrandola come la vera ideatrice di quello che oggi chiamiamo “Made in Italy”. Il suo obiettivo era chiaro: liberare la moda italiana dal predominio francese valorizzando l’artigianato e l’arte nazionale.

Parallelamente, dedicò oltre vent’anni all’insegnamento presso la Scuola della Società Umanitaria di Milano, dove formò generazioni di sarte unendo tecnica e consapevolezza sociale.

Allo scoppio della Grande Guerra, il suo impegno si tinse di pacifismo radicale.

Negli anni successivi continuò a scrivere e a promuovere progetti sociali, come il laboratorio di sartoria per le detenute di San Vittore finanziato dal marito nel 1928.

La sua coerenza fu messa alla prova dal fascismo: nel 1931, rifiutandosi di giurare fedeltà al regime, si dimise dall’insegnamento, rinunciando alla cattedra per non tradire i propri ideali. Si ritirò prima a Sanremo e poi a Varese, dedicandosi negli ultimi anni all’antroposofia di Rudolf Steiner e precorrendo i tempi con la sperimentazione dell’agricoltura biodinamica.

Rosa Genoni si spense a Varese il 12 agosto 1954, a 87 anni. Oggi riposa al Cimitero Monumentale di Milano, iscritta nel Famedio tra i cittadini illustri: una donna straordinaria che ha saputo trasformare la moda in un’arte civile e la propria vita in un inno alla libertà

Luca Poletti