Penso che Bertacchi sia la figura più indicata per accompagnarci idealmente in questo nostro viaggio ludico alla scoperta delle alte terre di Valtellina e Valchiavenna.
Chissà come ci si vedrebbe in questo ruolo …
Ora un po’ di storia.

Giovanni Bertacchi nacque a Chiavenna il 9 febbraio 1869, in una valle che avrebbe custodito per sempre il suo affetto e la sua nostalgia per la propria terra. Fin da giovane, la bellezza delle montagne, dei crotti, delle piazze innevate e dei campanili (“i düu campanín”) divenne per lui materia poetica e ispirazione costante.
Dopo aver studiato e compiuto i suoi primi passi letterari, Bertacchi pubblicò nel 1895 il Canzoniere delle Alpi, raccolta che consacrò il suo legame con la montagna non come semplice sfondo, ma come presenza viva nei versi. In seguito alla prima produzione poetica, sviluppò anche una significativa attività di critico letterario, dedicandosi agli studi su autori come Dante, Leopardi, Manzoni, Alfieri e Mazzini.
La sua carriera accademica lo portò a insegnare Letteratura italiana all’Università di Padova dal 1916 al 1938, incarico che lasciò volontariamente in opposizione al regime fascista. Bertacchi fu quindi non solo poeta, ma anche docente e intellettuale impegnato nel dibattito culturale del suo tempo.
Nelle sue raccolte — tra cui Poemetti lirici, Le malie del passato, Liriche umane e A fior di silenzio — la voce poetica ripropone il suono del vento tra le valli, il riverbero della neve e l’intensità delle luci alpine, intrecciando grandi paesaggi con scene di vita quotidiana. In dialetto chiavennasco, negli ultimi anni di vita, scrisse versi impregnati di nostalgia per l’infanzia e per i luoghi d’origine.
Giovanni Bertacchi morì a Milano il 24 novembre 1942 e, secondo il suo desiderio, fu tumulato nel cimitero di Chiavenna in un sarcofago realizzato dallo scultore Enrico Pancera.
La memoria della sua opera è ancora viva oggi: Chiavenna celebra Bertacchi con eventi, premi e percorsi poetici legati alla sua figura. Il Premio Internazionale di Letteratura Giovanni Bertacchi, nato nel 2013, richiama poeti e appassionati da tutta Italia e dall’estero, valorizzando i luoghi che ispirarono il poeta e mantenendo vivo il dialogo tra letteratura e territorio.
I “luoghi bertacchiani” — dalla piazza del Municipio alla casa natale e al Rifugio Giovanni Bertacchi sul Lago d’Emet, che porta il suo nome — non sono semplici punti sulla mappa, ma simboli di un legame profondo tra il verso poetico e il paesaggio alpino che lo generò.
La poesia di Bertacchi resta un atto d’amore per la sua “piccola patria”: una voce che non solo celebrò i grandi panorami, ma anche i dettagli del vivere quotidiano tra le montagne, nei suoni del vento, nella pietra dei crotti e negli odori della legna che arde.
Luca Poletti